Riflessioni sulla 100 Km del Passatore 2007

“La maggior parte dei giorni passa senza lasciar traccia… poi finalmente ne arriva uno che resterà in memoria. Mettici cuore e sarà poesia.”

Questo sms nel primo pomeriggio mi riporta ad una realtà che da tempo avevo resettato, non sto pensando che sono a Firenze per prendere il via del mio secondo Passatore, 100km, una follia per moltissimi, sono di un sereno quasi sconcertante. Come ho avuto modo di dire a molti il peggio è alle spalle, nei tanti km che mi sono sciroppato negli ultimi mesi, con un picco da fine marzo a metà maggio che per me non aveva precedenti, neanche lontanamente, e la fatica cominciava a farsi sentire al punto che non vedevo l’ora che fosse ….l’ora. Il messaggio arriva da un amico con cui hai condiviso moltissimo e con il quale resti legato, non è lì con me, ma è come se ci fosse perché da adesso in poi il pensiero tornerà spesso a lui ed a ciò che abbiamo condiviso, rivedrò alcuni passaggi ed alcuni paesaggi e le lucciole costeggiando il Lamone anche con i suoi occhi, mi torneranno alla mente le sue avvertenze mentre sto per arrivare in alcune minuscole frazioni.

Parto con l’amico Mauro Firmani, anche lui sereno e con la famiglia che lo segue al gran completo con l’auto, con 3 eccezionali donne a bordo che ci terranno compagnia e forniranno assistenza lungo la strada passata Fiesole. La prima parte trascorre piacevolmente, ogni tanto penso che forse stiamo andando un po’ troppo forte, ripenso al 2004 e mi vengono timori, ripensando alle pause al passo di allora ed al ritmo sotto i 28’ ogni 5km che teniamo, però c’è anche l’sms ed è il cuore a prevalere sulla testa. Raggiungiamo Antonino Caponetto, uno splendido arzillo giovane del ’31 con il quale facciamo qualche km scandito da aneddoti e barzellette e dal ricordo di quando lo scorso anno Mauro scollinò alla Colla insieme a lui.

Intravediamo Borgo quando Mauro avverte delle fitte ad un fianco che lo fanno soffrire, si ferma un paio di volte e lo aspetto, stringe i denti ed insieme arriviamo fino al rilevamento, al ristoro rallenta e mi invita a lasciarlo e ad andare. Penso poco, tra noi l’intesa era di andare insieme finchè si poteva, poi nessuno avrebbe dovuto costituire un problema per l’altro (nei limiti logici ovviamente), così lo lascio ai suoi e ci salutiamo. Inizia la lunga salita della Colla, sono già da un po’ a torso nudo per prevenire problemi ai capezzoli (l’ingenuo ha lasciato i cerotti nella sacca e buon per lui che c’era la vaselina in quella affidata all’auto al seguito), mi faccio prudente, ma non troppo, ed alterno corsa e passo per non appesantirmi, becco il passaggio a livello in chiusura mentre sto arrivando ed abbassarmi per passare è una gran fatica, ma si va. Comincia a farsi sentire la brezza, rimetto la canotta e continua a superare più di quanto non succeda nei miei confronti, con alcuni podisti sarà un continuo rivederci, come capita in questi casi. Sono all’ultimo ristoro quando sopraggiunge Fabrizio, un altro dei miei 4 compagni di squadra in gara, ne sono felice e penso che all’esordio sta facendo proprio una gran gara, scambio 4 chiacchiere con la ritirata Carlin e via, ora con più alternanza nel camminare perché siamo nel tratto più duro. Poco prima della vetta ci raggiunge un “cugino” della società di Lariano, Loris, formiamo un bel terzetto ed insieme siamo in cima in 5h11’, con “soli” 9’ di anticipo rispetto al 2004, penso quindi per un momento che è inutile cullare sogni di gloria, la fatica arriverà presto e con essa rimarrà la voglia di arrivare, quale che sia il tempo. E’ un attimo, ripenso al messaggio, il cuore prevale ancora e prendo la testa delle operazioni dall’alto della mia “esperienza” rispetto ai due esordienti compagni di avventura. Ci fermiamo solo ai ristori dove “investiamo” qualche minuto e corriamo sempre sotto i 30’ ogni 5km, apprezzo molto di più della volta precedente il paesaggio, ne vedo anche di più alla luce del giorno ovviamente in questa serata che ci risparmia generosamente delle intemperie scagliate molto più avanti di noi. Il buio ci coglie all’improvviso, siamo senza appoggio, senza luci ed è così che assapori fino in fondo questi momenti, sono con me stesso e con i miei compagni di corsa, mi porto dietro il ricordo di alcuni cari amici, qualcuno di essi non c’è più ma ogni tanto la loro immagine mi viene in aiuto facendo passare in secondo piano la fatica che comincia a farsi sentire. Qualche metro al passo prima del ristoro, qualche passo ancora al termine e lentamente riprende la nostra corsa, prendo i parziali ma non riesco a metterli assieme ed a fare calcoli, è ancora presto, la sola sensazione è che nel 2004 già alternavamo passo e corsa con frequenza a quest’ora e quindi….

A Brisighella si tira un gran sospiro di sollievo, intanto siamo al 90°, poi c’è molta luce e sembra giorno in piazza, tutti ci incoraggiano e poi c’è Gerardo, che mi aveva promesso avrebbe fatto il possibile per venirmi incontro ed accompagnarmi in bici negli ultimi km. Loris ha un conato di vomito, da parte mia avevo fatto presente al ristoro precedente che se non “stringevamo un po’’ i ferri” rischiavamo dopo tanti sacrifici di vedere disillusa la possibilità di scendere sotto le 11h , avendo fatto sopra i 37’ tra l’80° e l’85°. Ci eravamo ripresi ed ora siamo qui a cercare di dare il meglio in quest’ultimo diecimila, detto così è psicologicamente positivo, proprio come in maratona da pacer invito chi mi segue a fare l’ultimo 5.000 a tutta perché è fatta.

Un paio di km ancora e Loris ci lascia, rallenta perché ha dei problemi che non gli consentono di andar a quel ritmo, lo salutiamo ed incoraggiamo verso il traguardo, visto che manca poco.

Fabrizio, con un podista agganciatosi, passa in testa ed io fatico a restare attaccato, sono pochi passi ma a questo punto un abisso, Gerardo mi parla e mi filma ed io non ho da rispondere granchè, sono alle prese con un momento difficile e con tutta la lucidità che ancora mantengo penso ad una strategia per rientrare con Fabrizio in prossimità dell’ultimo ristoro. Realizzo che se lui si ferma io proseguo in modo da prendere qualche metro, con la certezza che lui mi riprenderà ma insieme, se restiamo da soli, arriveremo fino in fondo per condividere l’arrivo, mentre penso questo capisco che è lui invece ad andare dritto, in un attimo decido il contrario, tanto se proseguo ormai ne ho perso le code, quindi tanto vale a questo punto gestire bene l’ultimo tratto. Bevo solo mezzo bicchiere d’acqua e altrettanto di sali e riprendo, di Fabrizio intravedo solo la sagoma, si è “liberato” evidentemente delle ansie della prima volta e sta volando verso una meritata soddisfazione (mi darà 4’ in quei 5km, nonostante il mio 30’51”). Gerardo parla sempre di più, capisce il mio momento di fatica sul lungo rettilineo di ingresso a Faenza, in cui mi annuncia un semaforo che non arriva mai, strano lui lo vede a poche centinaia di metri, io neanche l’ombra, il passo si appesantisce, psicologicamente ho bisogno di una pausa e cammino dicendogli imperiosamente “ho bisogno di camminare un attimo”. Lui quasi mi investe di improperi se fosse meno gentile, riprendo e arrivo in fondo, il semaforo c’è, inizia il selciato, lo striscione, la passerella, il podio, tutto insomma quello che fa di questa gara unica la tradizione finale. Sono svuotato come mai mi era capitato prima in una gara di qualsiasi genere, Passatore compreso, vedo una sedia libera e mi ci piazzo, sapendo che ho sete, ma non la forza di andare a bere, voglia di farmi una doccia e di stendermi, ma alzarsi da lì ora non è cosa. Fortunatamente c’è Gianluca Hulk Belardini, giunto 20° degli uomini e già bello e docciato che mi porta qualcosa da bere, una volontaria mi dà una coperta sulle spalle ed allora riacquisto la voglia di alzarmi e di andare lungo l’ultimo iter che prevede il riposo.

Esco dalla doccia ed incontro Mauro, che gran cuore anche lui, si è ripreso ed ha chiuso in 11h37’, meglio di quanto io avessi fatto nel 2004, sono sollevato, avevo temuto fosse stato costretto al ritiro, dopo di lui arriverà Loris, ben sopra le 12h, vittima sfortunatissima di quel problema che negli ultimi 7km la ha colpito inesorabile, a riprova di cosa significa in questa gara un inconveniente dopo oltre 90km corsi benissimo. Sono stato lunghissimo, scusate, peraltro dopo un colpevole ritardo nel rimettere insieme le idee ed i ricordi, questi ultimi soprattutto per Italo, per Daniel e per il mio omonimo Giancarlo, l’unico che forse potrà farmi dissuadere dal proposito di correre ancora a piedi su queste strade di notte.

Giancarlo Casentini

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