Roma – Ostia 2006

Il mio 5° appuntamento con la Classica delle Classiche, già, perche a Roma questo è la Roma-Ostia.

Per Lei sono stati coniati tanti termini, forse tutti, è terminata l’originalità.

Il clima che si respira nelle settimane di vigilia tra i runners romani determina forse per Essa quello con cui la definii lo scorso anno (non ne pretendo il copyright, anche perché forse qualcun altro poteva averlo già usato…a mia insaputa), è La Madre di tutte le Gare.

La competitività che fa liberare lo sparo dal Palaeur è tale da accompagnarti sempre fino al traguardo di Ostia, in mezzo a quel serpentone che comincia a diventare simile ad un fiume che cerca il suo naturale sbocco, e dove se non al mare.

Come tutte le grandi manifestazioni si tira dietro entusiastiche descrizioni e commenti dei più irriferibili, da me però ascoltati sempre in stragrande maggioranza vicini ai primi.

Ogni anno vedo crescere il numero dei partecipanti e in parallelo l’organizzazione, che trovo dallo scorso 2005 pressochè perfetta, con le docce fruibili nelle cabine dello stabilimento Sporting Beach, proprio sulla linea di arrivo.

Ho cominciato a correre nel 1999, proprio nell’anno in cui non si svolse la Roma-Ostia e quindi poco sapevo di Lei.

Però dall’anno successivo fu l’esordio con autorevole personale appena sopra l’ora e mezza (real time ben sotto il muro) allo stadio della Stella Polare. Poi un paio di arrivi all’interno della Caserma della Guardia di Finanza sempre abbassando il mio personale della manifestazione, grazie certamente ai piccoli progressi conseguiti, ma anche e soprattutto agli stimoli che la Colombo mi dava.

Altri due anni di assenza, per infortunio il primo e per correre alla Maratona delle Terre Verdiane quello successivo

Lo scorso anno fu per me apoteosi, con un personal best forse solo sognato in quella misura e ricordo ancora tutto perfettamente di quella giornata, le emozioni via via raccolte per strada gonfiarono il sacco che leggerissimo correva con me giù fino al mare, al termine ancor più leggero quasi con la voglia di riprendere la corsa sull’altra corsia per tornare a Roma.

Quest’anno mi sono avvicinato con il rispetto per quel personale, con la consapevolezza di una condizione non a quel livello e quindi con la solita voglia di ben figurare e cercare un tempo adeguato alla preparazione, che sentivo cresciuta nelle ultime settimane e tale da sperare di correrla tutta appena appena sotto i 4’.

Al mattino il solito gran clima di festa, molti i pullmann provenienti dalle regioni vicine, ma anche quelli organizzati da molte società romane per offrire il supporto logistico ai propri atleti, non tutti in grado di gestire agevolmente la distanza tra partenza ed arrivo e, tra essi, anche quello della nostra società, pieno quasi in ogni posto, dall’alto dei suoi 58 iscritti (ns. record assoluto), dei quali però in 49 prenderanno il via, concludendo tra l’oraventitreesedici di Fabio alle dueorequarantottoeventicinque del grande e mitico Fernando, giovane settantacinquenne che anche quest’anno si è lasciato alle spalle una quindicina di podisti.

Quest’anno ho un pettorale bassissimo, entro subito nella mia gabbia e sono a ridosso dello spazio riservato ai top, dove ovviamente c’è la rappresentanza DRS e di che foggia! Pat Cini, Mara e credo di aver riconosciuto, pur non conoscendola di persona, la milanese Lorella Fumagalli, nello spazio ove sono Linus e Gianni Morandi ad avere le maggiori attenzioni. Tanti altri gli amici, forti podisti romani e non da salutare in questo frangente, tra essi mi piace segnalare la veliterna Gegia Gualtieri, concentrata ma sorridente e forse poco considerata tra le possibili top alla vigilia, terminerà al 5° posto assoluto, lasciandosi dietro atlete cui erano stati riservati pettorali nelle dieci, ricordiamocela perché potremo sentirne parlare in futuro.

Lo sparo prende quasi tutti di sorpresa, si parte subito velocemente anche se alle mie spalle c’è un torrente in piena che nei primi 200 metri è sempre sul punto di travolgere ogni cosa.

Mi sembra di avvertire sensazioni non esaltanti, però mi dico che è presto per pensarci, anche se il raffronto al primo mille con quello dello scorso anno non cambia un granchè.

Pian piano cerco di prendere il ritmo, molti i saluti scambiati con chi sopraggiunge, i chilometri successivi confermano quello che era ben noto, la forma dell’anno prima era al top, ma l’obiettivo di oggi è un altro e raggiungibile.

Il vento trasversale che tira alla nostra sinistra è fastidioso e tutti cercano riparo di fianco ai vari gruppi che si formano, non c’è tempo di pensare a quando ce lo troveremo di fronte sul lungomare, manca ancora troppo e poi ecco la salita del campeggio, sulla cui cima troviamo anche un piccolo accenno di pioggia che potrebbe ulteriormente complicare le cose, fortunatamente dura poco ma certo la famosa visuale del mare al 10° km quest’anno non ci è concessa dal clima di oggi.

Fa niente, siamo a metà ed ora l’abbrivio della discesa concede comunque rinnovato entusiasmo, andiamocelo a prendere questo mare!

Al 15° il mio crono non registra ancora un’ora di corsa nonostante il 4’03” ed i prossimi due sono in falsopiano in leggera ascesa, tengo botta e resto su questo ritmo fino allo “scollinamento” che mi sembra offrire la miglior cornice che io ricordi, forse dodici mesi orsono ero veramente troppo concentrato al punto di perdere la “gran curva” che ci accoglie con passione sul lungomare e per un attimo, con le dovute proporzioni, il pensiero vola all’uscita del Quensbooro, bravi e grazie!

Si torna sotto i 4’ al 18° km, sento alle spalle i pacemaker dell’1h24’ che incitano a gran voce il gruppo che si portano dietro, cerco di tenerli a distanza ma arrivano forte, resisto con loro per alcune centinaia di metri, ma niente da fare, al 19°, nonostante il mio 3’59” mi hanno preso una ventina di metri, ed ora da solo, senza “protezione” il vento è veramente un duro cliente.

Con coraggio e stringendo i denti sono all’arrivo con meno di 1’ di ritardo sulle previsioni della vigilia, con questo clima direi pronostico rispettato senza affatto amaro in bocca, anzi, il bilancio a mente fredda è ancor più da considerarsi positivo, così come lo è credo quello di questa edizione della Roma-Ostia per quello che può essere la mia valutazione fatta con gli occhi di chi l’ha corsa.

Gli oltre 6.600 arrivati ne decretano il rinnovato successo che non accenna a flessioni, nonostante critiche e polemiche questa corsa è troppo amata e va provata da chi vuole viverne le emozioni, da chi vuole condividerne gli stimoli, da chi vuole ubriacarsi nello spirito più genuino delle retrovie dove i romani sanno offrire come pochi gustose scenette e deliziosi teatrini che fanno scorrere i chilometri rompendo la tensione, da chi vuole cercare il personale su un percorso che presenta poche insidie (una leggera salita sia pur lunga ed una curva a gomito nel su e giù del lungomare), da chi ama correre in mezzo alla gente e senza auto al fianco.

Arrivederci al 2007.

Atletica amatori Velletri

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