Record Personale

Roma-Ostia, per i podisti romani semplicemente La Madre di tutte le gare, per il sottoscritto il primo dichiaratissimo obiettivo di stagione, nel quale tentare di scendere per la prima volta sotto l’ora e ventiquattro, sfiorato 15 gg prima a Fiumicino di poco.

Il percorso di oggi è certamente più veloce, il clima, dopo il terrore che ha cercato di incutere alla vigilia, è ideale per correre e cercare gloria, la concentrazione è massima, l’attenzione è riservata ad ogni particolare. Borsa curata fin dal pomeriggio del sabato non trascurando nulla di ciò che può servire l’indomani, che piova, che ci sia il sole, che faccia freddo, che si combinino due dei fattori tra loro con sadismo, ho pensato al capo di vestiario più idoneo.

Arrivo presto con il pullman della mia società, il tempo di scendere un po’ a prender l’aria fresca del mattino e mi cambio, il rito della foto di gruppo, un in bocca al lupo a tutti e mi avvio veloce.

Pit stop d’ordinanza e sono al cancello per entrare nel mio settore, rinuncio volutamente ad un riscaldamento maggiore per entrare non appena apre e prendere posizione a ridosso dei Vigili del Fuoco a far da cordone. Nei circa 30 minuti che mi separano dalla partenza, ripasso bene … la parte. Occhi chiusi come Herminator Maier al cancelletto visualizzo ancora una volta questo percorso ben conosciuto, tra le edizioni corse e le varie percorrenze in auto, i punti cruciali dove è necessario non sbagliare e quelli dove si può spingere per costruire, difendere e raggiungere il risultato.

La spilla DRS è laddove mi ha fatto compagnia per tutto il Passatore, sui pantaloncini del completino nuovo della società, le scarpe sono quelle vecchie care che mi hanno condotto all’abbattimento del muro delle 3ore in maratona, del personale sui 10km su strada e in tutte le gare in cui pensavo di essere con la condizione giusta per permettermi una scarpa più leggera, in mano fino all’ultimo la bottiglia di acqua e maltodestrine da incamerare piano piano e permettermi di saltare almeno il primo ristoro, di solito il più affollato e a rischio nervosismo e secondi preziosi.

Forse sarà maniacalità, ma oggi è una di quelle poche occasioni in cui penso al crono, ci sarà tempo da domani per tornare a pensare a tutte le altre cose mentre si corre.

L’amico Giancarlo Pelliccia, il passatorista come ormai lo chiamo per non ingenerare confusione, mi ha stilato una tabella quasi sullo stile di quella che preparò per la 100km l’anno scorso, raccomandandosi in un email della scorsa settimana i tempi da rispettare assolutamente per chiudere in 1h 23’ 55”.

E’ preciso e scrupoloso nelle sue analisi, fine matematico nei calcoli, però oggi è anche giornata di cuore, oltre che di testa, non glielo ho detto, ma so che specie alla fine sarà necessario più il primo.

Lo sparo mi coglie impreparato, come credo a molti, non si sente microfono che annunci un count down classico, ma poco male, perché la scelta di entrare subito si rivela giusta.

Pochi i secondi intercorsi tra il via ed il passaggio sul tappeto del real time, prendo subito sul lato sinistro uno spazio per poter correre adeguatamente, vado via forte nei 300mt di discesa, non trovo ostacoli e sono al primo in 3’53”, il fiato è buono, le gambe sembrano girare e la leggera salita che si prende subito me ne dà la conferma. Mi raggiunge Mauro, un compagno di squadra, con il quale facciamo coppia fino al 5°, che, ispirato dalla discesa viene a 3’40”, spaventa un po’ lui che rallenta, non me che sono già 40” in anticipo sulla Tabella Pelliccia, tanto che il successivo sarà ancora sotto i 3’50”, prima di approssimarmi alla famosa salita del camping, dove Mauro si riaffianca e di concerto scollineremo.

La mia Roma-Ostia più veloce precedente feci questo mille in 4’27”, oggi “solo” 4’12”, se non son segnali questi!

Giancarlo invocava a questo punto prudenza, recuperare un po’ pulsazioni e non correre il rischio di farsi trascinare dalla discesa e dal mare che già si intravede, per passare al 10° spaccato in 40’.

Col cavolo! Testa e cuore pompano, si riscende sotto i 3’50” per due mille ed al 10° sono in vantaggio di quasi un minuto, Mauro soffre ma arriva con me fino al 13°, giusto mentre sopraggiunge un altro amico, Luciano Di Folco, che a Fiumicino mi superò, scusandosi, sulla pista dello stadio al traguardo. Capisco in un paio di chilometri (il vantaggio supera ora i 60”) che oggi ha deciso strada facendo di darmi una mano, non appena alla domanda “Cosa vuoi fare oggi?” rispondo “Ventitré cinquantanove” e saranno le uniche due parole pronunciate in tutta la gara, anche mentre lui mi darà in seguito tranquillità sui parziali. Lo so bene, ma il finale è sempre un incognita, si fanno i conti con la condizione, se c’è puoi continuare a spingere, sennò sei costretto in difesa, a chi non è mai capitato? Eppoi c’è il lungomare andata e ritorno per gli ultimi 3km, chissà se c’è vento. Adesso vengono tutti questi pensieri che sono ben logici, ma all’arrivo sulla rotonda, tutta la gente che era ad aspettare mi esalta, intravedo Daniel a fare le foto ed il 18° è ancora sotto i 3’50”, anche se lo vedrò dopo perché da un paio, sollecitato anche da Luciano, ho smesso di vedere i lap.

La strada del lungomare è meno liscia della veloce Cristoforo Colombo, l’asfalto fa lasciar qualcosa o almeno sembra appesantire leggermente le gambe, Luciano percepisce qualcosa e mi sprona, si mette davanti a coprirmi un po’ dal leggerissimo vento e mentre non smette di incitare tutti i suoi amici che già transitano dall’altra parte, ha tempo di rassicurarmi sulla prestazione.

Il giro di boa è una liberazione, in questi tratti quando si torna indietro è bello, ti senti tanto prossimo al traguardo, chissà perché gli altri cominciano ad incoraggiarti, anziché essere tu a farlo nei loro confronti, visto che stanno dietro. Il 20° è talmente visibile, con il grosso arco gonfiabile installato e presidiato dall’amico Ranieri Carenza, che mi dimentico di prenderlo. Luciano mi sprona ancora, dice che chiuderemo sotto 1h 22’30” ed ho un sussulto che si traduce in un allungo che ci fa superare un paio di atleti. Sono muscolarmente a posto ma il respiro è ai limiti, Luciano chiede se voglio provare a scendere sotto 1h 22’ e non so per quale paura faccio no con il dito (scemo mancano poche centinaia di metri e magari tirato da lui ci stava), lui si adegua e pur spingendo forse non strafà, ma il suo incitamento nei miei confronti è commovente, mi urla della grande prestazione mentre stiamo ormai a pochi metri dall’arrivo e ne sono convinto, non so in che misura, mentre lo speaker, un caro e simpatico amico, dice del mio arrivo. 1h 22’ 12”!! Giancarlo mi scuserà e sarà il primo a congratularsi che non abbia rispettato la sua tabella, correttamente impostata per stare sotto i 24’, ma io sapevo stavolta di avere nella testa il sogno di un minuto in meno, in fondo su una mezza, mi sono a lungo ripetuto in settimana, se riesci a stare 3/5” sotto per km, fai presto a fare un minuto e mezzo e questa è l’occasione giusta per provarci. Questo la testa, il cuore ha fatto il resto, fin dall’avvio.

Alla fine mi resterà il solo rammarico di aver perso l’incontro programmato con Roby dopo l’arrivo, che avevo assicurato condito del mio miglior sorriso per il risultato, pensare che sarebbe stato imbarazzante scegliere il migliore, visto anche il suo risultato, ma che non c’è partita tra i due, sarete tutti d’accordo.

Ciao, domenica c’è una bella 10km….. pre maratona di Roma.

Giancarlo Casentini

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