New York, domenica 6 novembre ore 20.00

Dopo anni di sogni di esserci prima o poi e di struggersi nei racconti degli amici, dopo l’esito negativo della lotteria nel 2004, dopo mesi di attesa, di preparazione con qualche test sul finire, la metropoli è ai miei piedi e posso guardarla dall’alto in basso!

No, chi scrive non è il vincitore Paul Tergat e neanche uno arrivato al delirio post maratona, ma semplicemente sono salito all’84° piano dell’Empire per ammirare lo skyline di New York e cercare ancora nell’aria i profumi e le emozioni intense di cui poche ore prima avevo fatto il pieno dalla gente e dalla città.

Nessuno se ne avrà a male, credo, se dico che delle 33 maratone fin qui corse, non ci sono parenti strette di questa.

Qui è l’evento ad aver cercato la città, ma è soprattutto questa ed i suoi abitanti ad essersi “impadronita” dell’evento. Lo ha fagocitato con una partecipazione straordinaria, in alcuni tratti assolutamente commovente e certo che questa è la chiave del successo dell’organizzazione, facilitata in tutti gli aspetti che richiedono sacrifici alla città e da questa non vissuti come tali.

L’expo è molto grande ed il ritiro pettorali rapido e veloce, forse in questo aspetto qualcuna delle big italiane è alla pari o quasi, però qui c’è anche un servizio di navetta gratuito che con due diversi giri a Manhattan raccoglie i maratoneti e familiari, li porta all’expo e ritorno.

L’area partenza mi è sembrata organizzatissima per collaborazione, sforzi ed assistenza per coloro che volevano fare anche colazione, non ho visto ne ho avuto bisogno di spogliatoi, perché preparato a lasciare tutto prima dello start.

Il percorso chiaramente ben segnalato, tutti i cartelli di ogni miglio collocati con orologio su entrambi i lati, superfluo aggiungere che di auto, anche ferme agli incorci, neanche l’ombra per tutto il tempo massimo previsto.

La zona arrivo presidiata passo passo dai volontari che nell’ordine consegnavano medaglia, ristoro, acqua, ristoro, acqua e lungo il non breve tragitto che portava al ritiro borse, soprattutto si prodigavano in “congratulations” e “Can I help you?”. Ritiro borse velocissimo e ancora lunga camminata per tornare, chi ne aveva bisogno, al punto di riunione familiari, ordinato con lettere secondo l’alfabeto.

A voler ben guardare mancano le docce o almeno la possibilità di potersi dare una superficiale lavata, come peraltro in qualche altra nostra big maratona.

Nel complesso per me, come direbbero i francesi per l’Alpe d’Huez al Galibier, hors catégorie.

Il viaggio

Sono arrivato con il mio compagno di squadra Giovanni Capuozzo e con quello di Passatore Giancarlo Pelliccia, con il gruppo di podisti.net e al venerdì mattina sgambata a Central Park partendo dal ns. hotel e al ritorno, incredibile, andiamo in diretta sulla CBS nell’Early Show, programma del mattino molto seguito che, al pari dei nostri, ha dei collegamenti esterni ed in uno di questi, chiamati mentre passavamo da un’assistente di produzione (molto carina), finiamo tra il pubblico in bella mostra con il cartello che riporta i ns. 3 nomi, siamo a New York City in 5th ave!

Al sabato irrinunciabile essere alla Friendlyship run, uno spettacolo che non si immagina. Nell’enorme partecipazione di maratoneti e familiari da ogni parte del mondo e organizzatissimi (francesi ed olandesi su tutti), riesco anche a beccare qualche amico, Luca Speciani, il Pagliotz e il Mune.

Al termine a Central Park scambio delle magliette dal quale vengo via con qualche bel pezzo da Brasile e Perù.

Alla sera cena premaratona con il gruppo della DRS, in una serata ricca di nuove conoscenze che danno un volto a dei nomi e di preziose informazioni per l’indomani da parte degli esperti affezionati ai neofiti come noi.

La gara

Alla fine decido di tentare per le 3 ore, con passaggio alla mezza tra 1h28.30/1h29.00, ben sapendo nell’ordine che:

  1. In allenamento i ritmi del mio programma sono migliori di quelli con i quali arrivai ad abbattere il muro a Padova 2003;

  2. Il test nella mezza 15gg prima si era chiuso bene in 1h29.02, ma 3 giorni dopo il test di yasso aveva decretato un responso per le 3h06’/07’;

  3. Dopo 25/30km so di soffrire oltre misura una rigidità di assetto che limita l’efficienza della mia corsa;

  4. Il percorso non lo conosco ed è duro, molto e poi è molto umido (in seguito ci accorgeremo anche dell’insolita temperatura novembrina).

  5. Saputo tutto ciò parto alla ricerca delle 3 ore, sapendo di non averle probabilmente nelle mie attuali possibilità, sperando magari di arrivare almeno a ridosso di “tabella” Pelliccia, carico come una molla per una previsione di 3h08’.

    Entro subito nella mia gabbia e guadagno un’ottima posizione (riscaldamento zero), c’è foschia attorno, parte l’inno americano, non c’è bisogno degli incitamenti dei ns. migliori speaker, l’aria è carica di emozione e tensione positiva, un pensiero ai miei cari in Italia e al mio papa’ ed è colpo di cannone!

    Opto per controllare i passaggi al miglio piuttosto che ogni 5km, ma so che i primi due almeno non saranno attendibili, ciò nonostante al 3° sono costretto ad una frenatine, perché le gambe vanno via sole. Brooklin e la sua gente fanno volare, qui i turisti tifosi sono pochi, qui sono proprio i residenti che sono scesi in strada per vivere l’evento anche con ristori da loro organizzati e con un tifo incredibile.

    Sulla sommità della salita finale di Atlantic Avenue (8° miglio) la gente restringe la strada e mi spinge verso la successiva discesa, sono in vantaggio come previsto sull’ipotetica ora e mezza al Pulaski bridge e continuando con questa costanza, passo in 1h29’16” dallo sparo.

    Il ponte è duro, anche se breve, più di quanto pensassi, le successive 2 miglia passano guadagnando una ventina di secondi ed ecco il Queensboro, il silenzio prende il sopravvento e fa il paio con la fatica di tutti. Una canotta “amica” dell’Atletica Villa Pamphili a portata di mano mi sfugge inesorabilmente, guadagnando sulla sommita’ 30 metri e lasciandomi interrogativi su quale sia il significato da dare a ciò, invece il boato della “curva” e la 1st avenue mi esaltano.

    La gente urla e io a tratti ne incito l’incoraggiamento e la risposta è ogni volta un tripudio, riprendo e supero la canotta “amica” d’infilata, non faccio altro che superare ancora sul ritmo 3 ore, almeno fino ad Harem, dove un po’ il fondo sconnesso e qualche curva a gomito fanno emergere quello che temevo e il passo scende, non so quanto perche’ dal 18° avevo smesso di guardare il crono, ma lo sento. Ciò nonostante resto presente ed il fatto che è di gran lunga superiore il numero dei maratoneti superati rispetto a quelli che mi superano non fa venir meno l’azione, che è invece ogni tanto rilanciata da uno stimolo: “siamo ormai sulla 5th”, cartelli segnaletici, grida d’incitamento, ingresso in Central Park. Ancora richieste al pubblico di enfatizzare la loro già attivissima presenza, ne ho bisogno per non mollare proprio ora.

    Dall’orologio posto al 25° miglio riesco a pensare di star sotto le 3h05’ con un rapido calcolo che però, l’amico “tabella” Pelliccia, non avrebbe così clamorosamente toppato al mio posto, perché non avevo pensato che il virgola due, dopo le 26 miglia, non sta per duecento metri, ma per 2/10 di miglio!

    Non fa niente, è comunque una festa perché le 3h05’45” dallo sparo al mio crono, che valgono l’ingresso nei 1000, su questo tracciato così muscolare e con queste condizioni, mi riportano ai miei momenti migliori, in un giorno in cui invece molti amici e maratoneti esperti, sono rimasti purtroppo lontano dai propri standards, compresi i miei compagni di avventura Giovanni, 4h34’47”, che ha avuto però il piacere di ritrovarsi raggiunto da Gianni Morandi e di correrci insieme diverse miglia prima di essere staccato e di essere alla fine riconosciuto dal Gianni con un “Ma te eri quello con cui abbiamo corso a lungo. Come ti è andata?” Per me voto 10.

    Infine Giancarlo Pelliccia, costretto alla resa con l’onore delle armi nella seconda parte,dopo una prima in rigido rispetto “tabellare”, ha chiuso in 3h22’38 nei 2000. Dopo lo stress “matematico” cui mi ha sottoposto, sarebbe da chiudere la cronaca alla Cementano ultima maniera (mettete voi i nomi davanti al confronto), ma non c’è niente da fare, con chi hai diviso 100km al Passatore (104 dice lui e qualcun altro), come fai ad essere caustico o peggio ancora infido?

    I love NY.

    Giancarlo Casentini

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