Scorci di Appennino abruzzese

Per una ragione o per un’altra, negli ultimi 3 anni c’ero sempre andato vicino a correre l’Ecomaratona dei Marsi, senza riuscirci ed era quasi incongruente la mia presenza alla prima edizione del Ventasso nel 2003, a 500km da casa, senza prima essere passato da Collelongo, a poco più di un’ora di auto.

Diciamo che oggi ci sono riuscito, nonostante potrebbe sembrare un verbo un po’ azzardato entrando a fare un raffronto tra le due prestazioni delle mie uniche ecomaratone: senz’altro più duro il Ventasso nonostante si arrivi su altitudini inferiori di oltre 200mt, tanto che basta scorrere i tempi dei primi per intuirlo, che si corre in luglio con temperature che raggiungono in tarda mattinata valori elevati, mentre oggi c’era un solo fantastico, con la mitezza del maggio a queste latitudini, anzi un paio di passaggi in vetta sono stati caratterizzati anche da un vento molto fastidioso che tirava trasversalmente e, pur non intralciando la corsa, intirizziva i poveri maratoneti, ormai dopo 29km spesso costretti in quei tratti al passo svelto sulla Serra Lunga e poi, dopo altri 3km, sul crinale del Monte Colubrica, a 1.707mt slm.

Certo, non erano mancate gioie e dolori fin lì.

La prima parte si era corsa sul percorso della Archeo Run, gara di 13km che è partita alle 10 con oltre 200 iscritti, dopo un breve giro del paese di Collelongo a raccogliere gli incoraggiamenti degli abitanti e dei familiari ed amici al seguito.

Se indico questa parte come in assoluto la più bella dell’intera gara, forse potrei essere influenzato dalla prestazione, che spesso incide nel giudizio che resta in noi di una gara, perché qui la corsa veniva fluida, le pendenze non erano proibitive e la salita verso S. Antonio, poco sotto i 1.000mt, si riusciva a correre senza alternare passo, sotto una distesa di faggi che erano di un verde lucente che sembrava non potesse avere rivali, ma, mi sbagliavo di grosso, ancora non ci eravamo affacciati sulla conca di Amplero, che invece determinerà il mio parere.

Subito dopo il km 11, non senza l’ormai mio immancabile pit stop da 2’, che stavolta, dato il contesto, non ha presentato difficoltà logistiche, la vegetazione, si è improvvisamente aperta lungo il sentiero in discesa, lasciando che la vista potesse bearsi di questa meravigliosa conca, con l’erba verde che ricordava nell’intensità alcune scene al computer di Jurassic Park, dove gli atleti che in lontananza ci sopravanzavano erano i velociraptor della situazione e quando mi sono trovato al loro posto, non ho potuto fare a meno di rallentare e girarmi a vedere alle mie spalle per valutare quale fosse la miglior prospettiva con cui l’occhio potesse bearsi di quel paradiso, al traguardo sarà unanime il giudizio di tutti quelli che ho sentito sullo scorcio più bello del percorso.

Nel tornare ad attraversare il paese per “lanciarci” verso la parte più dura, le mie sensazioni non sono delle migliori.

Sono preda di molti dubbi sulla mia capacità di poter sostenere muscolarmente fino in fondo questa prova, tanto che intorno al 16° km, a Forca Casale per un attimo mi balena in testa di fare dietro front e riscendere a Collelongo, ma è solo un attimo, poi vedo le analoghe difficoltà dei miei compagni di avventura del momento, decido che è giusto provare a condividerle e che non ci sono i presupposti della resa, ancora finora a me sconosciuta, nonostante sappia perfettamente che dal 13° al 20° si salgono senza tregua 700mt di dislivello, la pendenza media è calcolo facile per tutti.

Ai 1.581mt di Forcella Morrea penso che il più è fatto, niente di più errato, perché la mia inesperienza del percorso mi aveva fatto sottovalutare altri tratti, magari più brevi, ma ben più impegnativi del precedente, anche perché affrontati con nelle gambe diversi km.

Un lungo tratto in leggera discesa, consente di riprendere fiato, ci rituffiamo in un bosco di faggi che risulta molto bello, almeno fino a quando non ci viene chiesto di tagliare a sinistra e, in meno di 1000mt, salirne 150!

Non averla considerata è stato un errore, di più pensare che almeno lì fosse finita.

Del vento che mi ha costretto a fare ginnastica con le braccia camminando, ho detto, così come della salita sul Colubrica (km 33,5).

Da qui sarà discesa e a dirlo sembra facile, se non si spiegasse che invece sarà molto impegnativa, per la stanchezza, per il fondo altamente irregolare e vario, passo dopo passo, per la mancanza di stimoli, che consiglia prudenza e così ne esce una discesa contratta, sui quadricipiti che ancora ringrazio per non aver prodotto crampi da stop.

Comincia a superarmi qualche atleta che è in miglior condizioni e si è ben gestito, compreso il mio compagno di squadra Paolo, alla sua seconda maratona dopo Roma (3h18’), che mi lascia sul posto.

Il meglio deve ancora venire subito dopo il cartello del km 36, dove, in una curva presidiata da un volontario, che presidiava il focherello acceso per scaldarsi, sbaglio clamorosamente strada stringendo evidentemente troppo a sinistra e mi insospettisco dopo diverse centinaia di metri di discesa senza segnalazioni e alzando lo sguardo vedo mestamente che si sta correndo molto più in alto rispetto alla mia posizione e così inizio a tagliare e risalire faticosamente verso il sentiero su un costone di sottobosco almeno al 40%, che mi farà toccare il mio record negativo assoluto di sempre, quando al cartello del 37° non credo ai miei occhi che leggono sul crono un magnifico 21’ 25”!

Ormai si tratta di portare le gambe a valle e non mi scompongo neanche nell’attraversamento di un torrentello, perfettamente eseguito sulle pietre sporgenti all’andata, mestamente concluso con un piede a mollo ora.

Concludo la mia prova in 4h26’36”, incredibilmente analogo al 4h 27’01” del Ventasso 2003, che con la condizione generale di oggi è autentico dono, che resta a coronare comunque una bellissima giornata di pace e libertà in montagna e con la soddisfazione dei nostri 13 atleti all’arrivo, che ci fanno conquistare il secondo posto in classifica, solo dietro ad una società abruzzese per un solo atleta.

Un plauso a tutta l’Organizzazione, per il clima di festa in cui si è svolto il tutto, prima e dopo, per la nutrita presenza di ristori anche nei punti più difficili da raggiungere e con a disposizione tutto quello di cui si può necessitare, per il percorso ben segnalato (tanto che mi sono accorto quasi subito che qualcosa non andasse) e per gli scenari stupendi che ci hanno regalato, perché se è vero che non sono di loro proprietà, è altrettanto vero che la scelta del percorso gli va attribuita.

Atletica amatori Velletri

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