4 maledettissimi secondi

Tappa importante, direi anzi fondamentale per alcuni aspetti, nell’approssimarmi al primo obiettivo della stagione, personale sulla mezza da cercare alla prossima Roma-Ostia, era la 2^ edizione della Fiumicino Half Marathon, scelta a due settimane dal tentativo per un test in cui correre i primi 5/6km tranquilli e i restanti a provare il passo tra i 3’55”-3’58” per l’obiettivo 1h23’59” del 27/2.

Molti i podisti presenti al via, parte impegnati per il contemporaneo traguardo dei 10km, in una giornata che si è presentata con un clima interlocutorio, dopo giornate contrassegnate dal sole e da temperature comunque bassine e da una vigilia invece piovosa che non lasciava presagire nulla di buono. Invece, lasciata la zona dei Castelli Romani, le nuvole in cielo si sono aperte lasciando spazio al sole, una decina di gradi la temperatura, quanto basta quindi per correre nuovamente con la sola canotta dopo qualche mese e un filo di vento che lascia immaginare un’altra insidia contro cui correre, soprattutto nei tratti più scoperti lungo il mare e lungo la foce del Tevere.

Sono con Gianluca Hulk Belardini, compagno di tante trasferte vicine e lontane e Marco, altro compagno di squadra, non molto presente, anche perché il lavoro (assistente di volo) lo porta frequentemente lontano dalle strade del Lazio.

Nella fase di riscaldamento incontro tra i tanti amici laziali, Giorgio Spakka, in preparazione per la Maratona di Roma, con cui scambio qualche chiacchiera prima di avviarmi per la rituale foto di società pochi minuti prima del via.

Sotto lo striscione si crea una certa ressa, i podisti sono tanti, la strada non larghissima e il voler essere davanti che coglie un po’ tutti noi quando siamo lì, finisce per creare una certa calca, senza fortunatamente dar luogo però a nulla di grave.

Sarà l’unico punto debole di una gara nel complesso organizzata in maniera brillante, percorso ben controllato dai tanti volontari senza quindi che le auto recassero particolare fastidio, logistica molto ben curata all’interno della scuola di fianco allo Stadio con ottima organizzazione della distribuzione dei pettorali e chip (controllo partenza, 15°km ed arrivo), dei pacchi gara al termine dopo la riconsegna dello stesso, del ristoro ben disposto e fornito al termine, così come i 3 lungo il tracciato anche se provvisti di sole bevande ma con l’acqua in bottigliette, molti alla fine i premi ai partecipanti, tanto che sono andato anch’io al ritiro di una fornita busta di prodotti alimentari (il volantino indicava premiazioni complessive per 270 partecipanti tra assoluti e categorie), insomma quelli del GS Isola Sacra che organizzavano hanno fatto le cose per bene e certamente saranno rimasti soddisfatti degli oltre 1000 arrivati, di cui 779 per la mezza e 332 per i 10km.

Passato l’arco ed il tappeto del chip, cerco di trovare subito uno spazio adeguato per correre ed il primo km viene via a 3’55” ritrovandomi vicino Gianluca, che era partito per una gara per lui tranquilla senza velleità cronometriche, per le quali anche per lui affilerà le.....scarpe nella classica Roma-Ostia.

Improvvisamente, vedendo che il suo passo resta costante, decido di cambiar tattica di gara ed invertendo i propositi proverò a fare i primi 15/16km a ritmo personale e gli ultimi magari tirerò i remi in barca, finendo in relax, intanto me ne sto opportunamente con lui.

Si ricalcano un po’ delle strade della Best Woman, gara dicembrina che costituisce il diecimila su strada per eccellenza dei romani, compreso il suggestivo ma odiato ponte sul Tevere che costringe ad un paio di curve repentine a 360° e a una decina di ripidissimi metri solitamente spezzagambe.

Abbiamo da poco passato il 6° km ed il passaggio al 5° (19’41”) mi lascia speranzoso, anche se fatico più di Gianluca e di qualche altro podista unitosi a noi, come l’amico Luciano di Arce, tanto che dopo l’ottavo, la biforcazione creata per coloro che corrono la 10km, mi lascia a guardarli con celata invidia, ma sono solo pensieri che girano per il mio cervello, mentre continuo a cercarvi dentro i miei consueti microbiettivi di corsa (...fatto il primo terzo di gara...).

Un occhio al crono al 10° per vedere il passaggio (39’30”), prima di abbandonarlo per un po’ e stringere i denti ora che sono un passo dietro a chi tira il gruppetto ed alle prese con il micro successivo (...la metà è passata.…).

Due lunghi tratti di rettilineo separati da una curva ci hanno fatto percorrere 4km, prima di girare a destra su un bruttissimo tratto sterrato pieno di buche in cui la mia minor potenza muscolare si affaccia con prepotenza e mi fa perdere i talloni del gruppetto e una ventina di metri al ritorno sull’asfalto, in corrispondenza di uno dei canali della foce del Tevere, che costeggiamo lungo una strada piena di rimessaggi di barche e piccoli cantieri navali sul fiume. Caratteristica di non poco conto a questo punto sono i 4/5 brevi saliscendi che si susseguono che fanno correre la mia mente al pensiero dei famosi 13 ponti della Venice Marathon, sperando in una minor presenza. Sono solo però lucido, ho da poco realizzato il mio microobiettivo più recente (..fatto il 15° in 59’37” il tuo lavoro odierno è fatto…), quando penso però che, giacchè ci sono e debbo arrivare al traguardo, tanto vale farlo correndo senza vedere l’orologio, il più disteso ma anche il più forte possibile, pensiero questo che rispecchia fedelmente il Pinocchio che è in ogni podista amatore, che parte solitamente dichiarando una cosa, per farne in realtà un’altra, quella cioè che si accorge solo durante la gara (!?) essere in un recondito angolo del suo cervello.

Comincio a pensare che il cartello del 19° può essere un ottimo microbiettivo, perché a quel punto, magari solo con la testa, ma poco più di otto minuti e sarà finita, debbo sforzarmi di pensarlo perché i 2km precedenti sono duri, corsi da solo e con il fastidio dato dal leggero vento di traverso, però è fatta. Le strade tornano familiari, sono di nuovo quelle dell’arrivo della Best Woman (anche essa termina all’interno dello Stadio Cetorelli) ed allora torna il coraggio e mi sembra di riandare discretamente, dopo il 20° raccolgo l’incoraggiamento di Pino, il mio medico sportivo ed istituzione del podismo romano di Villa Pamphili e cerco di allungare la falcata.

Ingresso nello stadio, mi raggiunge, supera ed incoraggia Luciano, che prima si era attardato… ai box ed ora è in crescendo, sento la pista che va via sotto le mie gambe, chissà se il crono all’arrivo mi darà gioia insperata, ecco il tappeto del chip sotto l’arco gonfiabile, è finita e sono stanco sapendo di aver dato tutto, non senza difficoltà.

L’orologio dice 1h 24’ 13”..... maledizione....un’imprecazione fa correre presso di me Maurizio che oggi faceva da spettatore al traguardo, pensando fosse successo qualcosa. Niente, cosa è successo, solo 4 maledettissimi e schifosissimi secondi che hanno impedito il coronamento di un traguardo, che seppur non avrebbe cancellato il 24’, sarebbe stato comunque sotto il mio real time di Firenze 2001 (1h 24’10”, con tempo ufficiale, ironia della sorte identico a quello registrato oggi dal mio crono).

La giornata si conclude ora con la visione delle classifiche ufficiali, incredibilmente non c’è il real time, dal quale mi aspettavo certamente giustizia e addirittura il mio tempo è 1h 24’17” che non esiste. E’ una sciocchezza ma credo che i tempi vadano presi con maggior puntualità e forniti come è giusto e lecito attenderseli (salvo prossima più completa pubblicazione nei giorni seguenti), ciò nonostante siccome mi sono quasi sempre ispirato con fiducia al mio crono, anche se oggi mi aspettavo da lui riconoscenza che non c’è stata., a lui va la conferma della mia fiducia.

Non è finita però, perché il vero appuntamento era per domenica 27 febbraio ed allora sarà la famosa Via Cristoforo Colombo a condurmi alla mia America.

Giancarlo Casentini

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